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Attese e fallimenti nella realizzazione dei Processi di Pianificazione Strategica in Puglia

L’avvio in Puglia dell’esperienza di Pianificazione Strategica nella realizzazione di 9 Aree Vaste ebbe il pregio di registrare all’atto della sua approvazione numerosi consensi e ciò anche sulla base degli echi che provenivano dalle positive esperienze europee di Pianificazione Strategica, già in atto, quali erano quelle delle aree metropolitane di Barcellona, Lione, Amburgo, Amsterdam, ecc…

Fu così che la Pianificazione Strategica di Area Vasta rappresentò nel panorama pugliese la possibilità concreta di dar luogo al “terzo stadio” nell’evoluzione dei rapporti tra istituzioni e società, passando cioè da una fase di rapporti di tipo top-down (fino ai primi anni ’80) e da una fase di tipo bottom-up (fine anni ’90) ad un’altra fase che era quella della coesione, in cui lo sviluppo socioeconomico diventava inclusivo, condiviso, integrato e sostenibile.

Questo tipo di evoluzione, da un punto di vista “storico-culturale”, rappresentava una importante innovazione nel modo di gestire il territorio ed, al tempo stesso, soddisfaceva diverse esigenze che si erano manifestate a seguito del processo di globalizzazione. Infatti, oltre ogni confine politico, economico e culturale, non erano più soltanto le imprese ad entrare in concorrenza tra loro, nel senso che non si poteva più ragionare solo nell’ottica di flussi di domanda e di offerta e/o di mercato di beni, servizi e fattori produttivi; ad entrare in competizione in ambito mondiale erano anche i territori con le loro comunità, con le loro forme organizzative, con le loro tipicità e peculiarità geografico-ambientali, con le loro istituzioni ed anche con le loro forme culturali. Pertanto, ci si poneva di fronte alla necessità di effettuare nuove scelte programmatiche che inderogabilmente dovevano far leva sul superamento delle pure logiche di profitto, di consumo distruttivo, di promozione di cicli di sviluppo chiusi, compartati ed autoreferenziali, e quindi si chiedeva al territorio di “fare rete” tra i suoi elementi antropologici, fisici, economici, istituzionali e culturali, di riorganizzarsi e di coordinarsi in funzione dei cambiamenti che stavano avvenendo e quindi di fare “massa critica”, in modo da riuscire a vincere la competizione o il confronto con gli altri territori non solo nell’ambito del processo di globalizzazione, ma anche nell’ambito dei processi di internazionalizzazione nell’area del Mediterraneo e nei processi di coesione e di integrazione nell’Unione Europea.

Da un punto di vista più tecnico-operativo, la realizzazione delle Aree Vaste e della Pianificazione Strategica, hanno ottenuto consensi perché la loro attivazione avrebbe significato:

- un uso più efficace ed efficiente delle risorse dei fondi strutturali europei degli ultimi due periodi di programmazione (2000-2006 e 2007-2013);

- coordinare questo sfruttamento con le altre risorse nazionali e regionali;

- coordinare in ogni Area Vasta tutti gli altri strumenti di programmazione e di pianificazione di livello regionali e provinciali (DRAG, PTCP, PIRP, PPTR, ecc…);

- rendere tecnicamente possibili processi di policy snelli, partecipati, chiari, trasparenti, informati, tanto negli obiettivi, quanto nei metodi e negli strumenti;

- rendere possibili il networking ed il partenariato istituzionale, economico e sociale, sia per le aree a maggior sviluppo socio economico, sia per le aree a più elevato grado di marginalità economico-territoriale in Puglia;

- fare sistema e fare sinergia. .

Ma i consensi più ampi per la Pianificazione Strategica e per le Aree Vaste furono quelli di tipo socio-politico. Dal momento che i sottesi processi partecipativi a cui si doveva dar vita avrebbero dato vita a nuovi spazi di democrazia, tutto ciò che era partecipazione, concertazione, cooperazione, inclusione, coesione, cittadinanza attiva, democrazia deliberativa, democrazia partecipativa, interesse pubblico, e persino democrazia diretta, divenivano quasi all’improvviso facili, fattibili, possibili ed il relativo dibattito politico si sviluppò proprio nell’ottica di un ampissimo sostegno alla realizzazione tanto delle Aree Vaste, quanto della Pianificazione strategica.

Occorreva anche darsi il compito di “seguire i processi e di partecipare alla progettazione di quel “nostro futuro”, cercando di esprimere da Sinistra le posizioni del cambiamento in atto nella nostra società, mettendo in moto tutte le risorse, con lo scopo di accompagnare questi processi con la costruzione ed il potenziamento del dialogo sociale, che partiva dall’analisi dei territori ed attraverso l’individuazione, prima, e l’intercettazione, poi, dei bisogni potesse sfociare nell’elaborazione di proposte che contengano “visioni possibili” e praticabili di futuro.

Ebbene, rispetto a queste enormi attese e malgrado i molteplici consensi ottenuti, siamo oggi purtroppo costretti a constatare il fallimento tanto dell’esperienza di Pianificazione Strategica, quanto della realizzazione delle Aree Vaste.

Il fallimento può essere valutato almeno su due piani: quello della mancanza di una cultura e di una formazione adeguata di coloro che hanno preso parte a qualsiasi titolo alla realizzazione di questi processi (consulenti, politici, tecnici, burocrati, ecc…) e quello del mancato rispetto delle “Linee Guida” elaborate dal Nucleo di Valutazione (NVVIP) della Regione Puglia.

Questa esperienza di pianificazione strategica e di realizzazione delle aree vaste si sarebbe dovuta inquadrare in quel cambiamento culturale che sta interessando da oltre un decennio i cosiddetti paesi a democrazia matura, laddove sono attualissimi “la partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di cittadini alla definizione delle politiche pubbliche, l’uso di strumenti di democrazia deliberativa e l’uso di strumenti di democrazia diretta, ovvero, processi istituzionali nei quali i cittadini, in quanto popolo sovrano, non sono soltanto degli elettori che delegano il proprio potere politico ai loro rappresentanti (democrazia rappresentativa), ma sono anche dei legislatori, aventi il diritto, talvolta costituzionalmente garantito, di proporre e votare direttamente le leggi ordinarie e la Costituzione e di esercitare forme di controllo su organi di governo, istituzioni, pubbliche amministrazioni (democrazia diretta), attraverso diversi istituti di consultazione popolare (democrazia deliberativa) e di partecipazione (democrazia partecipativa).

Sul piano del mancato riferimento a questo quadro culturale, il tentativo di realizzazione delle Aree Vaste attraverso la pianificazione strategica ha manifestato molteplici aspetti negativi:

1) PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI INVECE DI PROCESSI DI POLICY

Le Linee Guida della Regione Puglia sulla realizzazione delle 9 Aree Vaste prevedevano un percorso articolato che esternava più le caratteristiche di un procedimento amministrativo (iniziativa, istruttoria, decisione, integrazione) che non un vero e proprio processo di policy (partecipazione, agenda, strutturazione dei problemi, soluzioni, previsioni, adozioni, raccomandazioni, implementazioni, monitoraggio, valutazione giudizio, riadattamento, rimodulazione degli obiettivi, piano della comunicazione).

2) LA CONFUSIONE TRA OBIETTIVO, STRUMENTO, PROCESSO E METODO

Della grave lacuna culturale, il riflesso più evidente è stato il fatto che, tanto nelle Linee Guida, quanto nell’operato degli organi regionali e locali, non hanno saputo specificare i 4 elementi di questo processo, e cioè:

a) l’obiettivomigliorare la gestione e la realizzazione dei processi di governance”, come indicato nella misura 5.1 del POR Puglia 2000-2006;

b) lo strumentole 9 Aree Vaste in cui è stato suddiviso il territorio della Regione Puglia”;

c) il processo di policyl’articolazione dei due cicli di Policy Making e di Policy Analysis”;

d) il metodola pianificazione strategica”.

3) UN APPROCCIO TOP-DOWN INVECE DI UN APPROCCIO BOTTOM-UP

Nella realizzazione delle Aree Vaste, il metodo della “pianificazione strategica”, presupponeva due criteri:

1) il criterio strategico, ovvero il disegno e/o l’elaborazione di interventi in funzione degli obiettivi precedentemente individuati;

2) la partecipazione “dal basso”, “attiva”, di tipo “bottom-up”, da parte delle comunità di riferimento in tutte le fasi del processo.

Invece, nella realtà dei fatti è accaduto proprio il contrario, e cioè si è messa in atto una forma di pianificazione di tipo classico, “imposta dall’alto”, dalla Regione ai comuni e dai comuni alle comunità di riferimento, che ha relegato i cittadini a svolgere, tutt’al più, una “partecipazione passiva” e a mettere in atto un approccio allo sviluppo di tipo “top-down”, tipico delle programmazioni di tipo “centralistico” che fino agli anni ’90 partivano dal governo nazionale e si diffondevano alle regioni ed agli enti locali.

4) MANCATO CONSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI DELL’UNIONE EUROPEA

Dal momento che lo scopo della realizzazione delle aree vaste col metodo della pianificazione strategica doveva essere quello di realizzare i cosiddetti “processi di governance”, (governing without government), non essendosi realizzate nei fatti le Aree Vaste, è stata gravemente pregiudicata per la programmazione dei fondi strutturali in corso (2007-2013) la possibilità di conseguire gli obiettivi della politica dell’Unione Europea (strategia di Goteborg sulla sostenibilità e la strategia di Lisbona sulla piena occupazione), ed il mancato conseguimento di questi obiettivi non consentirà, a sua volta, neanche il completamento del processo di integrazione europea e l’attuazione delle politiche di coesione economica, sociale e territoriale.

5) MINORI OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO

Ancora una volta, la rigidità, la centralità e soprattutto l’incapacità della burocrazia regionale, non ha consentito che sul territorio della nostra regione si creassero quelle premesse, quegli strumenti e quelle condizioni fondamentali per utilizzare al meglio i fondi strutturali in funzione dei bisogni e delle esigenze de territorio pugliese. In tal modo, l’utilizzo dei fondi comunitari, anche per la pianificazione strategica delle aree vaste, vedrà con ogni probabilità il ripetersi di quella tristissima storia del ritorno delle risorse comunitarie a Bruxelles.

6) DEFICIT DI DEMOCRAZIA

La pianificazione strategica “… è un metodo gestionale che serve per sviluppare tutte le attività inerenti quei processi di policy quali sono le politiche, i piani, i programmi, i progetti e qualsiasi altra forma di intervento, azione, misura, strategia, ecc…”. Perciò, sul piano operativo, la pianificazione strategica implica l’applicazione di ulteriori processi di democrazia deliberativa e di democrazia partecipativa, ovvero processi che realizzano praticamente inclusione, condivisione e coesione. Ora, mancando di fatto le aree vaste, si comprende bene che per molti anni ancora non saranno parte del nostro modo di fare sviluppo i nuovi strumenti di democrazia deliberativa e partecipativa, e quindi quel deficit di democrazia ereditato dai precedenti governi regionali di centro-destra, anziché ridursi, continuerà ad ampliarsi.

Alla mancanza di una cultura e di una formazione ad hoc, si aggiunge il fatto che le stesse Linee Guida non sono state rispettate soprattutto nei seguenti aspetti:

  1. il principio della piena coerenza programmatica tra il livello della Pianificazione Strategica ed il livello della programmazione comunitaria (strategie di Lisbona e di Goteborg), nazionale (Quadro Strategico Nazionale, Fondo Aree Sottoutilizzate e rispettivi Accordi di Programma Quadro sottoscritti con la Regione Puglia), regionale (Documento Strategico Regionale, Programmi Operativi della programmazione 2007-2013, programmazione di livello settoriale e regionale) e provinciale (soprattutto con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale);
  1. il piano ed il meccanismo di raccolta dei dati finanziari, strumento idoneo ad assicurare la disponibilità dei dati nel tempo per l’attività di monitoraggio, legata (così come riportato nelle LL.GG) all’applicazione ed al rispetto del principio di addizionalità delle risorse nazionali a quelle comunitarie;
  1. il principio dell’integrazione finanziaria, che oltre a riproporre la necessità di un sistema di monitoraggio, è fondamentale per determinare il fabbisogno finanziario dei Piani Strategici e determinarne il successivo raccordo tra risorse comunitarie e risorse nazionali;
  1. la realizzazione di quella massima forma possibile di sistema e di sinergia con le politiche di sviluppo locali, regionali, nazionali e comunitarie;
  1. la “territorializzazione” delle prospettive di sviluppo economico e sociale per proiettarle verso le dimensioni economico-territoriali regionali e sovraregionali;
  1. l’allineamento delle proposte progettuali del Piano Strategico con i documenti di programmazione regionali, ovvero con il Documento Strategico Regionale, Programmi Operativi della programmazione 2007-2013, nonché con tutti gli altri strumenti di pianificazione;
  1. il ruolo della cooperazione interistituzionale e del partenariato economico e sociale, che dovevano essere strumenti operativi fondamentali da implementare anche nelle fasi successive alla pianificazione, ovvero nella traduzione in obiettivi e strumenti dell’attività di programmazione, attuazione, sorveglianza e valutazione, per poter contribuire alla cosiddetta “visione condivisa”;
  1. il metodo del tavolo di concertazione”, quale metodo di coinvolgimento del partenariato economico e sociale, che doveva essere “istituzionalizzato”;
  1. la partecipazione, (partnership pubblico private, attività di animazione, indagini sociali, manifestazioni di interesse, ecc…),
  1. il canale di e-democracy, strumento informatico innovativo attraverso cui attuare espressamente la partecipazione, la progettazione, la costruzione della visione comune e condivisa, l’emersione e la definizione dei problemi d’area da parte degli attori, l’individuazione delle soluzioni alternative, la definizione delle soluzioni praticabili ed infine, l’attuazione, l’implementazione, la gestione e il monitoraggio, delle valutazioni strategiche.

GLOSSARIO PER LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA

Area Vasta

Il D.Lgs n. 267/2000 (T.U. sugli Enti Locali) non prevede nel nostro ordinamento le Aree Vaste; prevede, invece, le Unioni di Comuni, la cui disciplina (artt. 32 e 33) si può applicare per analogia anche all’Area Vasta. È possibile, quindi, definire un’area vasta al pari di una unione di comuni e quindi come “una entità territoriale a dimensionamento intermedio tra quello comunale e quello provinciale, generata dall’aggregazione di comuni che, per ragioni geomorfologiche, di contiguità territoriale, di integrazione socioeconomica, di comunanza di interessi ed obiettivi, ecc…, decidono di mettersi insieme per produrre e gestire in maniera associata, conveniente e funzionale, servizi, strutture e risorse, che altrimenti sarebbe impossibile o troppo sconveniente produrre o gestire da soli”. Nell’ambito della pianificazione strategica, invece, il concetto di area vasta doveva andare ben oltre questa definizione: infatti, attraverso il superamento della logica o della visione prettamente “localistico-comunale”, l’area vasta doveva essere una premessa, una condizione, uno strumento innovativo di reale intervento nel territorio, per riorganizzare strutture funzioni ed infrastrutture attraverso i “processi di governance”, e permettere ai comuni ed ai territori delle 9 aree vaste pugliesi di fare sistema e di sviluppare sinergie, soprattutto nell’uso delle risorse dei fondi strutturali e degli altri fondi europei, per il periodo di programmazione UE 2007-2013.

Coerenza Programmatica

Adeguare il livello della Pianificazione Strategica al livello della programmazione comunitaria (strategie di Lisbona e di Goteborg), nazionale (Quadro Strategico Nazionale, Fondo Aree Sottoutilizzate e rispettivi Accordi di Programma Quadro sottoscritti con la Regione Puglia), regionale (Documento Strategico Regionale, Programmi Operativi della programmazione 2007-2013, programmazione di livello settoriale e regionale) e provinciale (soprattutto con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale);

Democrazia Deliberativa

Sistema socio-politico che si basa sulla legittimazione della capacità dei cittadini di discutere, di scegliere e quindi di “deliberare” sulle politiche pubbliche, sulle scelte e sulla visione generale della società, ritenendo perciò irrinunciabile per il sistema stesso un elevato tasso di partecipazione alla vita politica e l’autonomia morale dei cittadini medesimi. Nell’ambito della pianificazione strategica, i processi di democrazia deliberativa dovevano essere rappresentati da tutte quelle modalità che avrebbero permesso ai cittadini di raggiungere decisioni con strumenti quali town meeting, deliberation days, le arene deliberative, info days, forum, sondaggi deliberativi, l’uso di strumenti informatici di e-democracy, gli incontri di quartiere e le passeggiate di quartiere.

Democrazia Diretta

Sistema giuridico-istituzionale nel quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, non sono soltanto degli elettori che delegano il proprio potere politico ai loro rappresentanti (democrazia rappresentativa), ma sono anche dei legislatori, aventi il diritto, talvolta costituzionalmente garantito, di proporre e votare direttamente le leggi ordinarie e la Costituzione e di esercitare forme di controllo su organi di governo, istituzioni, pubbliche amministrazioni (democrazia diretta), attraverso diversi istituti di consultazione popolare e di partecipazione (democrazia deliberativa).

Democrazia Partecipativa (o Partecipata)

L’uso di strumenti di democrazia deliberativa che permettono ad un qualsiasi sistema politico-sociale un livello di più alta intensità democratica, detto per l’appunto “sistema a democrazia partecipativa o partecipata”.

E-democracy

Sviluppo delle forme di partecipazione attraverso strumenti informatici quali Web e ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), finalizzandole allo sviluppo della progettazione, della costruzione della visione comune e condivisa, dell’emersione, della definizione dei problemi, dell’individuazione delle soluzioni alternative, della definizione delle soluzioni praticabili e dell’attuazione, dell’implementazione e della gestione, del monitoraggio e delle valutazioni strategiche.

Elementi della realizzazione delle Aree Vaste in Puglia

a) l’obiettivo

Migliorare la gestione e la realizzazione dei processi di governance, come indicato nella misura 5.1 del POR Puglia 2000-2006

b) lo strumento

Le 9 Aree Vaste in cui è stato suddiviso il territorio della Regione Puglia

c) il processo di policy

La partecipazione, l’articolazione dei due cicli di Policy Making e di Policy Analysis, e lo sviluppo dei due piani di comunicazione interna ed esterna

d) il metodo

La pianificazione strategica.

Governance

Si intende un approccio nella formulazione di piani, politiche, programmi e progetti, basato sulla costruzione del consenso e sulla partecipazione di tutti gli attori (istituzionali e non istituzionali) per arrivare a definire una strategia condivisa di sviluppo socioeconomico, soprattutto a livello locale. Quindi, per governance potremmo anche intendere un “nuovo stile di governo”, caratterizzato dal più alto livello di cooperazione e di integrazione tra attori pubblici e privati all’interno di reti decisionali e delle loro interazioni, che danno sì luogo a scelte di governo, ma che si differenzia dal termine “government” che indica il governo o le scelte che promanano direttamente dal potere delle istituzioni o dei vari enti locali. Da qui, la definizione di governance come “governing without government”.

Istituzionalizzazione del tavolo di concertazione

Oltre al coinvolgimento di attori, portatori di interessi, cittadini, organizzazioni e associazioni di categoria, intorno ad un tavolo di concertazione si sarebbe dovuto conferire valore ed efficacia giuridica alle scelte di questi, facendo in modo che le decisioni intraprese al tavolo di concertazione guidassero la pianificazione strategica.

Networking

La rete dei rapporti e delle relazioni che si sviluppano in un territorio, o tra gli elementi di un territorio, per fare sistema e per fare sinergia. Il networking si presenta, al tempo stesso, come una modalità metodologica, una modalità descrittiva ed una modalità operativa, e il suo utilizzo consente di superare quella contrapposizione tra un centro ed una periferia, tra un elemento direzionale ed uno esecutivo, tra un soggetto attivo ed un soggetto passivo. Quindi, attraverso la rete (il networking, appunto), il contesto territoriale di riferimento si presenta come un unico sistema, con una sua organicità, dove un elemento è considerato centrale al pari agli altri elementi, a prescindere dalla sua collocazione fisica, dal suo livello di potere e dal ruolo svolto.

Partecipazione

La partecipazione fattiva, concreta ed operativa, è uno dei due elementi chiave della pianificazione strategica ed è molto importante perché costituisce l’unico modo per realizzare concretamente quell’idea di “interesse pubblico”, che altrimenti resterebbe troppo vaga. I partecipanti possono essere rappresentanti istituzionali, burocrati, tecnici, consulenti, portatori di interessi (stakeholder), attori, animatori, ma debbono essere soprattutto cittadini, singoli o associati, che in quanto portatori di bisogni, problemi e questioni, debbono essere messi nella condizione di cooperare efficacemente alla realizzazione del piano strategico, e cioè devono poter dibattere le questioni, devono poter esternare i propri bisogni, devono poter contribuire a risolvere i problemi che loro stessi pongono, divenendone così parte integrante dello stesso processo di pianificazione.

Partecipazione “attiva”,

La partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di cittadini alla definizione delle politiche pubbliche. Assieme alla “democrazia diretta”, concorre a costruire il vero significato di “cittadinanza attiva”.

Partecipazione “dal basso

Sinonimo di partecipazione attiva, indica più precisamente la partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di cittadini alla definizione delle politiche di sviluppo socioeconomico, secondo un approccio di tipo “bottom-up”, che significa appunto “dal basso”. Questo approccio si contrappone all’approccio “top-down che sta appunto ad indicare un approccio allo sviluppo “imposto dall’alto”, cioè da un organo di governo, da un organo della Pubblica Amministrazione o da una qualsiasi altro organo istituzionale.

Partenariato economico e sociale

La partecipazione di attori, portatori di interessi, cittadini, organizzazioni e associazioni di categoria intorno ad un tavolo (tavolo di concertazione) per esternare bisogni problemi e questioni, tradurli in obiettivi e trovare gli strumenti, le risorse e i metodi più adeguati per realizzarli. Invece, secondo le Linee Guida, per partenariato si indicava soltanto la partecipazione degli operatori della sfera economica e sociale delle aree vaste ai processi di pianificazione strategica, e non anche il fatto che dovevano costituire la partnership del processo di pianificazione strategica, al pari degli attori istituzionali per i quali si è sentito spesso parlare di Partenariato Istituzionale, cioè l’insieme degli enti di un’area vasta incaricati di far parte della cabina di regia e quindi di sviluppare la pianificazione strategica.

Partnenariato

Equivalente del termine anglosassone partnership, che indica l’insieme di soggetti, di soci, la compagine, il gruppo di attori istituzionali o privati, che è direttamente interessata, coinvolta, alla promozione gestione e realizzazione di un progetto, di un piano, di un programma, di una politica, e di cui ne costituisce l’organo decisionale. In genere, della partnership non fanno parte gli stakeholder (i portatori di interessi) che sono più configurabili con i beneficiari e meno con chi realizza un intervento pubblico.

Pianificazione Strategica

Metodo gestionale che serve per sviluppare tutte le attività inerenti le politiche, i piani, i programmi, i progetti e qualsiasi altra forma di intervento pubblico”, implicante sul piano operativo lo sviluppo di processi di policy, di democrazia deliberativa e di democrazia partecipativa. In Puglia, la pianificazione strategica è stata considerata al pari di una pianificazione di tipo urbanistico-territoriale e quindi nessuna importanza è stata data al processo di policy su cui essa si basa.

Piano e meccanismo di raccolta dei dati finanziari

Si vuole intendere uno strumento di monitoraggio idoneo ad assicurare la disponibilità dei dati nel tempo e verificare l’applicazione ed il rispetto del principio di “addizionalità” e del principio di “integrazione finanziaria”.

Policy

Intervento pubblico, o attività istituzionale, “pragmaticamente” rivolta al conseguimento di un obiettivo, sia esso sociale o economico, pubblico o privato, e si distingue dal termine politica – o dal suo equivalente anglosassone politics – in quanto quest’ultima è un’attività con maggiore componente ideologica e che sottintende l’espressione di un potere da parte di un organo istituzionale, di un organo di governo o di un organo della Pubblica Amministrazione.

Policy Analysis

Ciclo di attività del policy maker, parallelo a quello di policy making, e così strutturato: 1) Strutturazione dei problemi; 2) Previsioni sui problemi strutturati; 3) Raccomandazione; 4) Monitoraggio; 5) Giudizio; 6) Rimodulazione degli obiettivi.

Policy Maker

Consulente, esperto e tecnico indipendente, dotato di numerose competenze, per essere a supporto della Pubblica Amministrazione e dei cittadini, nello sviluppo delle attività di policy making e di policy analysis. Nell’ambito della pianificazione strategica, il policy maker, oltre a sviluppare le attività di policy making e di policy analysis, provvede altresì a sviluppare la partecipazione e i piani della comunicazione.

Policy Making

Ciclo di attività del policy maker così strutturato:

1) Agenda; 2) Soluzione; 3) Adozione; 4) Implementazione; 5) Valutazione; 6) Adattamento.

Principio di Addizionalità

Aggiunta di risorse nazionali a quelle comunitarie.

Principio di Integrazione finanziaria

Aggiunta di risorse private a quelle comunitarie, nazionali e regionali.

Procedimento Amministrativo

Iter burocratico-amministrativo eseguito da un organo di P.A. che prevede diverse fasi (iniziativa, istruttoria, decisione, integrazione). Esso è in contrapposizione al processo di policy insito nella pianificazione strategica, perché non si basa su regole giuridico-amministrative, ma si basa su regole ed indicazioni metodologiche suggerite dal policy maker. Il processo di policy della pianificazione strategica è ancor più in antitesi con il procedimento amministrativo per via la partecipazione e quindi per il fatto che le scelte sono ancor meno espressione di un potere, di una autorità, di una supremazia, ma vengono definite dai cittadini, dagli attori, dai portatori di interessi, ecc…

Processo di Governance

Un processo di policy nella formulazione di piani, politiche, programmi e progetti, più ampiamente basato sulla “automatica e più vasta partecipazione” dei soggetti verso cui ci si rivolge (inclusione), sulla “costruzione del consenso” (visione condivisa o condivisione) e sulla “integrazione” di ambiti e finalità economiche, sociali, territoriali ed ambientali (coesione). È altresì parte del processo di governance la sostenibilità, intesa come la possibilità che da un processo di policy possano derivare sul sistema socio-politico effetti positivi duraturi nel tempo.

Processo di Policy

Processo di tipo sociologico, suddiviso in fasi, con cui si fondono e si contestualizzano le attività di policy making (agenda, soluzione; adozione; implementazione; valutazione; adattamento) e di policy analisys (strutturazione dei problemi; previsioni sui problemi strutturati; raccomandazioni; monitoraggio; giudizio; rimodulazione degli obiettivi). Nel caso della pianificazione strategica, il processo di policy avrebbe dovuto prevedere, prima di tutto l’organizzazione dei metodi e delle forme della “partecipazione”, poi lo sviluppo delle attività di policy making e di policy analysis (orinandole in modo da dare una linearità al processo: agenda, strutturazione dei problemi, soluzioni, previsioni, adozioni, raccomandazioni, implementazioni, monitoraggio, valutazione giudizio, riadattamento, rimodulazione degli obiettivi) ed infine, l’elaborazione del piano della comunicazione interna (regole di organizzazione e di funzionamento del processo) e del piano della comunicazione esterna (sistema per far circolare le informazioni e rendere possibile la partecipazione). Nel caso della pianificazione strategica in Puglia, essendo questa finalizzato alla realizzazione dei processi di governance, il processo di policy avrebbe dovuto tradurre in termini operativi quei valori di riferimento quali sono, l’inclusione, la visione condivisa, la sostenibilità e la coesione.

Sinergia

L’agire coordinato di due o più soggetti, finalizzato al conseguimento di obiettivi comuni, come nel caso della cooperazione interistituzionale e delle partnership pubblico-private.

Tavolo di Concertazione

Strumento attraverso il quale si doveva arrivare a prendere le decisioni e quindi a costruire la vision e della mission di ognuna delle 9 Aree Vaste e delle relative pianificazioni strategiche in Puglia.

Territorializzazione delle prospettive di sviluppo economico e sociale

Proiettare verso le dimensioni economico-territoriali locali, regionali e sovraregionali le opportunità derivanti dalle attività di pianificazione e di programmazione nella realizzazione delle Aree Vaste e della Pianificazione Strategica.

Valutazione

Attività volta alla quantificazione del grado di attinenza, di efficienza, di efficacia, di sostenibilità, di equità, di coerenza interna ed esterna e di utilità, di un qualsiasi intervento pubblico, al fine di ricavarne un giudizio che può servire per qualificare lo stesso l’intervento pubblico, migliorarlo e persino esportarlo in altri contesti come “buona pratica o esperienza” (best practice) o addirittura come “la migliore delle buone pratiche o esperienze” (benchmarking). Si effettua con appropriati strumenti e metodi e sulla base di informazioni ricavabili da una precedente attività di monitoraggio – anch’essa predisposta con appositi metodi e strumenti – eseguita sul medesimo intervento pubblico.

Valutazione Ambientale Strategica

Attività di valutazione in ambito ambientale che da un punto di vista temporale segue la Valutazione Costi-Benefici e la Valutazione di Impatto Ambientale. Essa prevede l’espressione di un giudizio e quindi la realizzazione di una la valutazione da parte dei cittadini e delle comunità di riferimento, laddove politiche, piani, programmi e progetti, prevedano interventi o ricadute in ambito territoriale o ambientale.

arch. Michelangelo Dragone

dott. Pietro Perrucci


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