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io sono preoccupato del ritorno del fascismo….

In questo Paese, fin dentro i più piccoli comuni di centrosinistra, attraverso le commemorazioni di Unità dello Stato crescono e si sviluppano rigurgiti nazionalisti e fascisti. Tutto questo grazie anche alle provvidenziali “lezioni” di storia della Repubblica del professor Benigni che con le capronerie sul concetto di “cultura” e di “nazione”, del prima e del dopo, con l’apologia scomposta, tendenziosa e storicamente inesatta di un dubbioso uomo come Churchill, ha sdoganato concetti ed espressioni nazionaliste e fasciste che oggi riempiono i manifesti delle celebrazioni dell’Unità di questo Paese in barba ad i più elementari concetti culturali, storici e politici della Costituzione. Per quel che mi riguarda, stando cosi le cose, non ho da festeggiare alcunchè!

il mio compagno Filippo Losacco, intelligentemente, mi ha fatto notare che:

le lezioni di storia di Benigni erano oscene e inascoltabili, ma dobbiamo uscire dall’insidia della snobistica rivendicazione di una superiorità etica e culturale che ci impedisce di partecipare ad una celebrazione intesa come rigurgito nazionalistico e fascista. L’appartenenza nazionale è un dato, evidente, ineluttabile. Il sentimento di una nazione deve crescere, maturare e diventare identità aperta, cultura tra culture, che non produce esclusioni, anzi, si consolida e afferma mediante l’accoglienza. Neppure Stalin sottovalutava il fatto che i soldati dell’Armata rossa erano russi prima che rossi. Rintanarsi tra le mura della propria prospettiva, come se l’appartenenza nazionale rappresenti in assoluto un controsenso per un comunista è un errore. Questa Italia è il prodotto anche delle maestre della scuola pubblica di fine Ottocento che hanno insegnato faticosamente l’italiano ai contadini, dei partigiani della resistenza, di generazioni di lavoratori. Bisogna uscire per le strade e raccontare di quale Italia essere orgogliosi, di quale vergognarsi, che essere italiani significa non sentirsi padroni di una casa con le porte serrate, ma custodi di una cultura che ha nel suo dna, nella sua storia lo straniero come parte di sè.

La risposta di Filippo è molto intelligente e parla  di identità, di liberazione dai ruoli, di riappropriazione delle conquiste politiche, ma non posso non tenere presente il manifesto qui linkato, che parla di Alzabandiera con l’esecuzione dell’”inno di mameli” (di cui l’ultimo angosciante ricordo è nella caserma dove ho prestato servizio militare..), inneggiamento al tricolore, esecuzione di inni patriottici, mostra “pittori per l’Italia” (come se quelli che non dipingono per essa non siano buoni cittadini…), e, per finire, uno stupefacente: ”Con rinnovata fede nei valori della Patria, siamo tutti invitati a partecipare alla celebrazione della Ricorrenza e ad esporre sulle nostre abitazioni dal 16 al 20 marzo la nostra bella bandiera TRICOLORE”
Questo manifesto è apparso sui muri di una città governata dal centrosinistra da ormai sedici anni, il cui sindaco è un noto esponente provinciale  di SeL e che un po di anni fa ha osteggiato nella stessa città, riuscendoci, la commemorazione di Mussolini come statista da parte di una giunta democristiana.

Per quel che mi riguarda questo manifesto potrebbe essere stato scritto qualche anno fa a firma dei missini Alemanno, Fini, larussa Almirante… Io in questo manifesto vedo, strisciante, il riapparire di culture nazionaliste, fasciste, razziste e chi più ne ha più ne metta. Sarà anche giusto rivendicare il nostro ruolo di comunisti anche dentro la celebrazione del 150enario di questo Stato ricordando a chi di dovere che la Costituzione è stata scritta anche dai nostri Compagni, ma, nella realtà, facciamo mente locale a come ci guardano se ci presentiamo con le nostre bandiere. Al massimo veniamo tollerati e relegati nelle code dei cortei, non ne parliamo poi se dobbiamo considerare una nostra molto improbabile partecipazione ad un dibattito politico. Rivendichiamo la nostra esistenza in termini di parte di questo Stato, ma ci impediscono in tutti i modi, più o meno legali, di rivendicare una identità politica.

Io continuo ad essere preoccupato del ritorno del fascismo….


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