Gli uomini dell’avvenire
Essi saranno la mitezza e la forza.
Strapperanno la maschera di ferro
del sapere, perché sul volto l’anima
si veda. Baceranno il pane, il latte:
carezzeranno il capo dei bambini
ed estrarranno con le stesse mani
ferro ed altri metalli dalle pietre.
Formeranno città dalle montagne
ed i loro polmoni quieti e immensi
assorbiranno tempeste, uragani;
si placherà ogni oceano. Saranno
sempre in attesa d’ospite imprevisto:
anche per lui prepareranno il desco
e gli apriranno il cuore.
Siate simili ad essi, perché i vostri
piccoli, che han di giglio i piedi, il mare
di sangue che dinanzi a loro giace,
possano da innocenti attraversare.
Jozsef Attila
ciao Utopia!
“Del mio sangue sono disposto a sporcare le coscienze dei miei possibili aguzzini,
sinchè il sangue non sarà il rosso della loro vergogna
sinchè il sangue non sarà il semaforo rosso alla loro violenza
sinchè il sangue non sarà il colore del tramonto
della malattia dell’ odio. (vik)”
Tumble out of the Flood -Bukj föl az árból
Terrify me, my hidden God,
I need your wrath, your scourge, your thunder;
quick, come tumble out of the flood,
lest nothingness sweep us asunder.
I am the one the horse knocks down,
up to my eyes in dirt, a cipher,
and yet I play with knives of pain
too monstrous for man’s heart to suffer.
How easily I flame! the sun
is not more prone to burn – be frightening,
scream at me: leave the fire alone!
Rap my hands with your bolt of lightning.
Hammer it into me with rage
or grace: it’s innocence that’s evil!
that innocence could be my cage
burns at me fiercer than a devil.
A fragment from a wreck I lie,
tossed by a cruel tempest frothing;
alone; I dare, and I defy:
all merely signifying nothing.
I’d choke my very breath, to die,
your rod and staff thus disobeying,
and look you boldly in the eye,
you empty, human-faced unbeing!
Joszef Attila (1937)
dint’a butteglia…
Dint’ a butteglia
n’atu rito ‘e vino
è rimasto…
Embe’
che fa
m’ ‘o guardo?
M’ ‘o tengo mente
e dico:
“Me l’astipo”
e dimane m’ ‘o bevo?”
Dimane nun esiste.
E ‘o juorno primma,
siccome se n’è gghiuto,
manco esiste.
Esiste sulamente
stu mumento
‘e chistu rito ‘e vino int’ ‘a butteglia.
E che ffaccio,
m’ ‘o perdo?
Che ne parlammo a ffà!
Si m’ ‘o perdesse
manc’ ‘a butteglia me perdunarria.
E allora bevo…
E chistu surz’ ‘e vino
vence ‘a partita cu l’eternita’!
Eduardo De Filippo
..nel vento
Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.
Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria,
non inizia il giorno dove un altro giorno finisce,
e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto.
Anche quando dorme la terra, noi procediamo nel viaggio.
Siamo i semi della tenace pianta, ed è nella nostra maturità
e pienezza di cuore che veniamo consegnati al vento e dispersi.
Khalil Gibran
le ceneri…
Pier Paolo Pasolini. le ceneri di Gramsci. 1956
sei
dentro, nel mondo del tuo mondo,
nel tempo del tuo pensiero,
dentro le storie dei tuoi sensi, della tua testa.
Sei
dentro l’altro di altro
nelle storie, nei luoghi, nei colori che vivi.
Sei
dentro scatole lontane
in mondi vicini
inavvicinabili.
Sei
dentro una vita lontana
percorsi di solitudine ondivaga
pù vicina della mia pelle
e più lontana di pensieri costruiti.
sto
sul ciglio a guardare
ad ascoltare un suono, una luce.
a volte la distanza logica
uccide
ascoltando la luce…
E’ l’inverno che arriva…..
…E’ freddo e lento…..
intensamente interno…
fatto di freddi fuori
e interni caldi…
Fatti di immagini di schermi e pantofole…
battaglie fuori
e quiete nella testa…
Riposo delle maledizioni…
Trionfo della misura
e della scrittura…..
Cieli impassabili al volo
ma percorribili all’occhio….
Luci e colori che
altrove sapevano di odori….
di mosti…
di secchi cespugli bagnati
nel bosco….
e grigi di giorno….
Forme senza ombre…oggi inquietanti…
ieri tranquille
nei pomeriggi di scuola…
…Arriva
lo sento, dolce,
avanzare tranquillo da Nord
come ad un apputamento….
..Lo aspetto…
…come sempre….
…Qui a Sud.
città… terra…
ancora mare…
nel mare automobili e moto e uomini…
nel mare le piante…
il mare profuma di mare e di terra…
nel mare vedo Turchia….
nel mare le pietre e i castelli…
le chiese le case un finocchio spuntato sul muro… …nel mare…
sul mare coltelli e schizzi di sangue come macchie nel cielo…
mare…
terra…
città…
…ancorAmare…
7 ottobre 2001 ore 12 e 30 Isola di Lesbo – mare Egeo



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